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Una «mappa» del gusto per il turista della cucina

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Da La Nazione 22.01.2012


ULTIMO giorno oggi per partecipare al «Testo d’Oro», il concorso di cucina tipica pontremolese organizzato dalla Pro Loco col patrocinio della Condotta Lunigiana-Apuana di Slow Food. I ristoratori propongono menù con piatti tipici a km zero e il cliente, sulla scheda consegnata dal gestore, può assegnare tre voti, da uno a dieci, valutando accoglienza, tipicità-qualità della cucina e rapporto qualità-prezzo. Compilando anche una parte staccabile della scheda con i propri dati anagrafici, il cliente, parteciperà all’estrazione di numerosi premi: buoni soggiorno a Pontremoli comprendenti pernottamenti abbinati a pranzi o cene offerti dagli albergatori e dai ristoratori partecipanti al concorso e cesti di prodotti tipici pontremolesi. Ma la cucina continua ad essere protagonista di veri e propri «itinerari del gusto». E la mappa per il turista la sta preparando la Pro Loco di Pontremoli con un progetto di promozione e certificazione della ristorazione tipica per valorizzare la tradizione gastronomica e la difesa delle produzioni locali. Così il turista buongustaio eviterà il disagio della caccia al prodotto di nicchia e potrà mangiarlo direttamente in tavola nei ristoranti che aderiranno al circuito. La gastronomia avrà il suo marchio doc. «Il primo obiettivo del progetto — spiega la consigliera delegata al turismo Clara Cavellini — è l’attenzione alla ristorazione locale e la necessità di tutela delle culture gastronomiche del territorio. Attraverso una forte integrazione di filiera, si realizza anche la promozione attraverso l’esposizione e la vendita nei ristoranti che beneficeranno di azioni promozionali e pubblicità su un dépliant-guida su carta e in Internet. I clienti saranno garantiti da una sorta di marchio di qualità che rende trasparente l’offerta». I ristoratori che entreranno nel progetto dovranno seguire un disciplinare che definisce prodotti tipici, menù, tipo di servizio e caratteristiche del locale. Molti i prodotti tipici della Lunigiana da valorizzare: dalle cipolle di Treschietto ai fagioli di Bigliolo. E poi panigacci, testaroli, farina di castagne, formaggi, miele e oli, agnello di Zeri. «Il rilancio dell’ agricoltura darà un nuovo sviluppo all’intero territorio provinciale – continua Cavellini -, questo settore deve diventare punto di riferimento per il turismo, l’ambiente, il mondo della produzione e del commercio». Ma molte varietà di ortaggi, legati alla cucina lunigianese, non vengono più coltivate e c’è il rischio che non si possano più gustare le specialità tipiche.Per riscoprire e far sopravvivere le antiche colture, verrà creata una specie di «task-force» di esperti che in collaborazione con la Condotta Slow Food, si metterà alla ricerca degli ortaggi perduti. L’obiettivo è la classificazione delle varie specie di germoplasmi che potranno così essere recuperati alla coltivazione intensiva. Anche la scorse settimane alla Borsa del Turismo di Lugano lo stand dell’Associazione Bial (Benvenuti in Alta Lunigiana) ha ottenuto un grande successo con una dimostrazione da vivo che ha fatto il tutto esaurito.

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