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Storia e territorio

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La storia più antica di Pontremoli e dell’intera Lunigiana è ben presente nel Museo delle Statue Stele Lunigianesi allestito nel Castello del Piagnaro, che raccoglie le sculture preistoriche scolpite nella pietra arenaria a partire dal 3° millennio a.C. dalla popolazione che abitò il territorio prima dei Liguri Apuani.

Il castello del Piagnaro

La Pontremoli del Medioevo è documentata dalla fine del X secolo, tappa dell’itinerario di Sigerico lungo la Via Francigena.
Il borgo era difeso da tre fortificazioni: il castello del Piagnaro alla sommità dell’antico quartiere omonimo; la Cortina di Cacciaguerra, il muro che divideva i Guelfi dai Ghibellini e del quale la grande torre centrale è stata riutilizzata quale torre campanaria (il Campanone); la Fortezza di Castelnuovo, sulla sponda sinistra del fiume Magra, posta a difesa della porta e dell’antico ponte in legno che forse dette il nome al borgo (pons tremulus).
Città dai tanti ponti, Pontremoli ne conserva ancora alcuni di impianto medievale, in particolare i due sul Verde (a monte il Ponte della Crësa; a valle il Ponte del Casotto o ponte stemma, simbolo della città) e quello sul Magra nei pressi del vecchio ospedale.

Il Campanone

Il visitatore che attraversa Pontremoli rimane sorpreso dalla ricchezza dei palazzi barocchi nonché dal numero e dalle opere d’arte presenti nelle chiese.

Importante per la sua posizione strategica lungo la Francigena, Pontremoli sviluppa la propria vocazione di borgo commerciale oltre che porta dell’Appennino.
A partire dalla metà del Seicento, conosce un grande sviluppo: si arricchisce di palazzi per la nuova nobiltà locale, trasforma e rende preziose la chiese esistenti e ne costruisce di nuove.
Dichiarata “Città nobile”, dal 1787 e per due secoli è stata sede di Diocesi.
Si segnalano:
- la Cattedrale di S. Maria Assunta (XVII sec.) con la grande facciata rivestita in marmo e la cupola coperta in rame. Conserva un’antica statua lignea della Vergine Maria, la “Madonna del Popolo” (XIII sec.);
- la Chiesa di San Francesco (XIII sec.) testimonia la devozione per il Poverello d’Assisi; custodisce opere pregevoli quali il bassorilievo della Madonna col Bambino di Agostino di Duccio (XV sec.) e una Crocifissione di recente attribuita a Guido Reni;
- la Chiesa della SS. Annunziata (XV sec.) poco a sud del centro, custodisce un polittico (XV sec.), opere di Luca Cambiaso (XVI sec.), un tempietto marmoreo (XVI sec.) e una sacrestia con arredi lignei intagliati (XVII sec).
Interessanti anche le chiese medievali di San Giorgio, di San Nicolò e di San Geminiano, quella settecentesca di Nostra Donna e quella di San Pietro, ricostruita nel secondo dopoguerra.

Il territorio comunale di Pontremoli offre al visitatore ricchezze naturali di grande interesse e rara suggestione, ad iniziare dai corsi d’acqua, accoglienti, freschi e pescosi.
Lungo il torrente Gordana si aprono gli Stretti di Giaredo, una profonda forra raggiungibile con una breve escursione dall’abitato di Cavezzana.
Poco a nord dell’abitato di Pracchiola un sentiero ombroso conduce in pochi minuti alla cascata del “Piscio”, il bel salto di un ruscello che qualche chilometro più a valle si getta nel Magra.
Sopra l’abitato di Gravagna il Groppo del Vescovo è una formazione rocciosa che spunta solitaria tra il verde incantato dei prati circostanti, proprio al confine tra Toscana ed Emilia.
Non lontano dal paese di Cervara, il Lago Verde, nell’alta valle del torrente omonimo, è uno specchio d’acqua che si apre tra prati circondati da faggi.
Numerose le escursioni lungo i sentieri del Cai:
- la GEA che percorre la cresta dell’Appennino superando i 1.800 m di quota;
- la via Francigena dal Passo della Cisa al capoluogo;
- i sentieri per i Prati di Logarghena e la catena appenninica dell’Orsaro.
Ma è anche l’ambiente modellato dall’uomo ad offrire angoli inaspettati, come il maestoso arco del Ponte di Groppodalosio, costruito nel XVI secolo e che svetta a 16 metri sul letto del Magra.

Per la sua caratteristica di città sviluppatasi lungo una importante arteria stradale, Pontremoli ha fatto dell’ospitalità una delle proprie caratteristiche.
Particolarmente apprezzata la gastronomia, che nasce dalla miscela sapiente di ingredienti genuini della cultura ligure ed emiliana con un pizzico di toscanità: rinomati i testaroli (losanghe di pasta cotta nei testi e condite con pesto, olio e parmigiano), sorprendenti le torte salate (di verdure, di patate, di porri, di riso), dal sapore forte la cacciagione (il cinghiale nella zona vive e viene cacciato in abbondanza), gusti tipici l’agnello di Zeri o i primi piatti a base di farina di castagne. Dolci unici come gli amor(con una crema dalla ricetta segreta) o la spongata pontremolese.

Ospitalità garantita in ambienti tranquilli da alberghi, agriturismi e B&B immersi nel verde.
Tante le occasioni di svago e di cultura, con un calendario di manifestazioni quanto mai vario che non può prescindere dal Premio Bancarella e dagli altri appuntamenti legati alla tradizione del libro e dei librai ambulanti.
Il cartellone del settecentesco Teatro della Rosa propone un’interessante serie di appuntamenti con il meglio della prosa italiana e con concerti che richiamano un pubblico non solo locale.

Il Premio Bancarella

Stretto tra il fiume Magra e il torrente Verde, protetto dal castello arroccato sul colle del Piagnaro, il borgo di Pontremoli deve la sua straordinaria importanza alla posizione strategica ai piedi dell’Appennino, in un lembo di Toscana tra Liguria ed Emilia, lungo l’antica Via Francigena, “chiave e porta” dei valichi che per tutto il Medioevo garantirono il collegamento più breve e agevole tra l’Europa continentale e quella mediterranea.

Ricordato sul finire del X secolo quale tappa nell’itinerario di Sigerico di ritorno dal pellegrinaggio a Roma, Pontremoli fu libero comune fino agli inizi del XIV secolo, prima di passare sotto il dominio di varie signorie interessate al controllo dell’importante via di comunicazione.
Città relativamente ricca grazie ai commerci e alle gabelle, è nel 1650, con l’acquisto da parte del Granducato di Toscana, che Pontremoli conosce uno straordinario sviluppo sociale ed economico che ne fa una realtà fiorente. I commerci con il porto di Livorno, la lavorazione delle merci, la conquista dei mercati del nord, arricchiscono numerose famiglie che costruiscono palazzi e ville e trasformano le antiche e austere chiese secondo il gusto barocco. È stata sede vescovile dal 1787 al 1987.
Napoleone ne fece un centro amministrativo di rilievo, la Restaurazione lo riaffidò prima alla Toscana, poi al Ducato di Parma di Maria Luigia con la Lunigiana parmense.
Entrato a far parte della provincia di Massa Carrara con l’Unità d’Italia, Pontremoli ha avuto un ruolo di rilievo nella guerra di Liberazione, tra gli ultimi territori abbandonati dall’esercito tedesco il 27 aprile 1945.

Depliant Comune Di Pontremoli, APT Massa Carrara - "Pontremoli, Cultura Ambiente Ospitalità"
Foto: Walter Massari, Marco Fallini, Paolo Bissoli.

 

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